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24 maggio 2008 / mondotuareg

Uomini Blu, Uomini Liberi

STORIA
UOMINI BLU, UOMINI LIBERI
Le origini dei Tuareg, antichi Targa, si perdono nei meandri del mistero. C’è chi dice che discendano dall’ antico Egitto (la croce tuareg che ricorre spesso nei loro gioielli ricorda il segno egizio ANKH simboli della vita e dell’eternità). Altri affermano che discendono, invece, dai mitici Garamanti, gli abitanti del Sahara citati da Erodoto.

Sono di origine berbera e tra i primi abitanti dell’Africa del Nord, nomadi del deserto, definiti “Uomini blu” per via del colore indaco con il quale dipingono il loro turbante, detto taghelmust, che a sua volta tinge loro il viso.

La parola ‘tuareg’ è una definizione araba che significa ‘dimenticati da Dio’, mentre loro preferiscono definirsi Imohag, cioè ‘uomini liberi’.
Padroni incontrastati della zona sahariana, questo popolo ha trasformato la desolata distesa che si estende tra Libia, Algeria, Mali, Niger, Burkina Faso, Nigeria e Ciad nella culla di una cultura affascinante che si è mantenuta praticamente intatta nei secoli.
Nati liberi, vissuti nomadi, hanno imparato ad orientarsi tra le monotone lande del deserto con l’aiuto delle stelle, vivendo di pastorizia e del commercio di sale, spezie e avorio. Il silenzio ha insegnato loro ad “ascoltare il canto dello spazio”, a far tacere i mormorii dell’anima e a sentire gli spiriti dell’acqua e del vento. L’isolamento ha permesso alle donne di ritagliarsi un proprio spazio nella società e nel matrimonio, facendo emergere sprazzi di modernità in un mondo antico.

Recentemente sono stati riconosciuti dall’ONU come ‘popolo autoctono’.

A partire dal Settecento inizia la lunga battaglia contro gli arabi e i Tuareg finiscono per convertirsi all’Islam, interpretando tuttavia a modo loro la dottrina di Maometto e conservando alcune tradizioni animiste. Riescono a mantenere integra la loro identità, la loro lingua e il loro alfabeto, il Tifinagh, costituito da forme geometriche scritte in orizzontale, verticale, da destra a sinistra, dall’alto in basso, ribadendo ancora una volta la creatività e la libertà di questo popolo.
Allo scoccare del XX secolo anche la storia dei Tuareg però cambia. Con la colonizzazione francese dell’inizio del secolo, gli uomini del deserto vedono limitato il loro spazio; con la decolonizzazione degli anni Sessanta ha spezzato l’entità dei Tuareg imponendo loro le frontiere dei nuovi stati.

Le terribili carestie e le siccità degli ultimi trent’anni hanno bruciato pascoli e sterminato greggi mettendo in crisi la loro fragile economia pastorale e la loro fragile ‘civiltà della sabbia’, come è stata definita dall’arabo Ibn Battuta nel XV secolo. Oggi i leggendari ‘uomini blu’, padroni indiscussi del deserto, sono ridotti a poco più di un milione di individui, sparsi tra Niger 500.000), Mali (300.000), Libia (50.000), e i restanti in Algeria, Burkina Faso e Ciad. Di questi però solo circa 100.000 mantengono ancora usi e costumi antichi della tradizionale vita nomade.

Inoltre i problemi per il popolo tuareg arrivano anche dal sottosuolo: la zona del nord del paese è ricca di minerali, soprattutto di uranio i cui giacimenti da 40 anni sono sfruttati dall’azienda francese Areva, e più di recente anche da ditte cinesi. Questo fa del Niger il 3° produttore mondiale di questo strategico minerale, fondamentale per le centrali nucleari.

Inutili sono le ribellioni degli anni Novanta (1991-1995) in Niger e Mali, soffocate nel sangue. Nel 1995 si è arrivati a ad accordi di pace tra i ribelli tuareg e il governo nigerino , accordi che di fatto non sono mai stati applicati.

La ribellione si è riaccesa nel Febbraio del 2007 quando è nato il “Movimento dei nigeriani per la giustizia” (MnJ), una formazione che chiede una più equa distribuzione dei proventi dello sfruttamento minerario del nord del paese e una reale applicazione dell’accordo di pace del 1995.

I proventi di tale sfruttamento vengono infatti spartiti tra il governo centrale e le multinazionali, e alla popolazione tuareg rimangono solo i danni ambientali che tale estrazione provoca.

Il governo centrale si ostina a dire che si tratta solo di “banditi”, ma intanto militarizza la regione, impone il coprifuoco e vieta la presenza di giornalisti nelle aree interessate dalla ribellione.

Diverse voci si sono alzate per chiedere al presidente del Niger di abbandonare la politica del pugno di ferro e intavolare un negoziato con i ribelli. Lui per il momento non appare disposto a compromessi e il rischio di escalation è tutt’altro che remoto.

E’ un popolo che rischia non soltanto di perdere la sua identità e la sua cultura, ma rischia addirittura l’estinzione.

 LIBRI PER APPROFONDIRE

“Sono nato con la sabbia negli occhi” – Mano Dayak

“Tuareg: Il popolo del deserto” – Mano Dayak

“Tuareg: la tragedia” – Mano Dayak

“Non ci sono ingorghi nel deserto” – Moussa Ag Assarid

“La carovana del sale” – Elena Dak

“La donna blu” – Maguy Vautier

“Il problema dell’identità culturale dei Tuareg” – Acherif Ag Mohamed

Link :   http://www.unmondoacolori.rai.it

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